Marocco 2006

Missione umanitaria Trieste – Marocco 2006

Il Club alabardato ha organizzato il Raid umanitario Trieste- Marocco dal 10 al 28 settembre. La manifestazione unica nel suo genere nella storia organizzativa del club triestino è fatta assieme all’associazione umanitaria Bambini nel deserto di Modena (www.bambinineldeserto.org) che da anni porta un piccolo aiuto concreto alle popolazioni africane, con progetti di sviluppo di vario genere, dalle realizzazione di scuole di pozzi dove attingere l’acqua, di punti medici e piccoli ospedali e tante altre iniziative minori. Il nord Est 4×4 ha organizzato nel corso del mese settembre una missione umanitaria composta da 6 fuoristrada appositamente preparate partite da Trieste domenica 10 settembre alla volta dei villaggi marocchini. La spedizione è stata preparata da tempo ed in modo meticoloso in modo da portare un aiuto concreto alle popolazioni locali senza per altro voler snaturare le loro nobili tradizioni. Il Comune di Trieste ci ha concesso la possibilità di far partire la carovana direttamente dalla pedana di partenza sita nel cuore della città, dalla centralissima piazza Unità d’Italia, patrocinando pure l’iniziativa. Dopo lo sbarco a Nador (Marocco) ci siamo diretti verso l’interno del paese in direzione sud sud-est. Il primo territorio che ci siamo trovati ad attraversare è stato quello del Plateau du Rekkam; un vasto altopiano a circa 800 metri di quota che fino a 6 anni fa era interdetto agli stranieri perché erano in corso prospezioni geologiche volte a determinare la presenza o meno di petrolio nel sottosuolo. Il Plateau du Rekkam è un territorio di basse colline attraversato da un reticolo di piste caratterizzate da polvere rossa. In primavera il paesaggio ricorda le grandi praterie dell’Asia centrale con ampie distese di verdi pascoli. Grazie alla presenza di foraggio e acqua in abbondanza è facile incrociare su queste piste le tende di numerose famiglie di nomadi che per tutto l’anno abitano la zona. Grazie a uno sforzo notevole da parte dello stato sono nate scuole anche in questo remotissimo angolo del paese e molti figli di pastori nomadi possono ottenere almeno la licenza elementare è proprio in alcune di queste scuole che provvederemo a consegnare un parte del materiale didattico trasportato dai veicoli che partecipano alla spedizione. Successivamente al Plateu abbiamo percorso le piste introno al massiccio del Khogra, una montagna da cui numerosi oued scendono in una valle a vanno a costituire uno dei canyon più belli e spettacolari della zona. Dopo le montagne del Khorga e il Plateau du Rekkam il paesaggio cambia completamente e diventa decisamente più desertico. L’area che ci siamo trovati ad affrontare è l’Hammada du Guir (Hammada in arabo sta indicare le zone desertiche composte prevalentemente da sassi) e la pista che l’attraversa da nord a sud è detta la Pista dei Dinosauri poiché qui sono stati ritrovati numerosi scheletri dei grandi rettili che un tempo abitavano le praterie e le giungle. Anche qui non sono mancate le occasioni di incontrare bambini nomadi ai quali i membri della spedizione abbiamo consegnato materiale umanitario(vestiti e calzature) in cambio di piccoli oggetti. La filosofia di Bambini nel Deserto infatti prevede il rispetto delle culture con cui si entra in contatto ed essendo tradizione propria della gente del deserto il baratto (tabadul) il materiale che viene portato viene, quando possibile scambiato. La Pista dei Dinosauri richiede grande perizia non solo nella guida ma anche nella navigazione; alcuni dei passaggi da affrontare sono difficili da individuare e soltanto affidandoci ai GPS e alle mappe militari dettagliatissime di cui BnD dispone abbiamo attraversato il territorio senza correre il rischio di sconfinare nella vicina Algeria. Alcuni dei passaggi che il gruppo si è trovato ad affrontare sono tanto belli che èstato molto difficile rispettare i tempi imposti dalla tabella di marcia; Terminata l’Hammada du Guir il gruppo si è trovato di fronte a uno dei complessi dunari più famosi dell’Africa; l’Erg Chebbi conosciute anche come le Dune di Merzouga. Ad Hassi Labiad ospitati presso l’albergo dell’amico Ybraimh Alla, che da anni collabora con BND, ci siamo scrollarci di dosso la polvere accumulata negli ultimi giorni di viaggio ed abbiamo consumato alcuni piatti che la cucina di Ybraimh.. Nei giorni successivi all’arrivo ci siamo dedicati all’esplorazione della zona sempre con lo scopo di consegnare ai bambini che vivono in condizioni miserabili. Partendo da Hassi Labiad e potendo contare su Ybraimh che ha proseguito il viaggio insieme alla nostra carovana in qualità di interprete ci siamo spinti nel cuore desertico dell’Hammada del Draa. Grazie a lui abbiamo potuto conversare nelle tende dei nomadi berberi mentre sorseggeremo il thè riservato agli ospiti che ci è stato offerto quale simbolo di benvenuto e ospitalità tipica del Sahara. Piste sabbiose che attraversano antichi fiumi ormai secchi, maestose montagne che fanno da corollario e improvvise oasi di verdi palme è stato lo scenario all’interno del quale la spedizione si è mossa verso la città di Zagora. Percorrendo ancora oltre 100 chilometri in direzione sud sud-ovest prima di raggiungere il villaggio di Zaouia Sidi el Naabi abbiamo provveduto a consegnare materiale didattico in una delle scuole che da oltre 6 anni Bambini nel Deserto supporta. Il villaggio, che sorge sulle sponde del lago Iriki (lago stagionale che solo negli inverni maggiormente piovosi vede la presenza dell’acqua) è un esempio del tipico abitato ai margini del deserto marocchino e ha valso sicuramente la pena di fare una visita tra le strette viuzze del centro cittadino. Lasciato il misero villaggio e la scuola ci siamo diretti verso Foum Zguid e da qui, finalmente su strada asfaltata, fino a Ait Benadhou antico ksar fortificato ora vera e propria meta di un gran numero di turisti da quando è stato perfettamente ristrutturato. Da Ait Benadhou ci siamo inerpicati verso la catena montuosa dell’Atlante verso il passo del Tizin Test una delle strade più alte del Marocco. Subito dopo il passo siamo scesi al villaggio di Imouzzer dove l’ospitale popolazione ci ha atteso. In questo villaggio BnD ha una serie di progetti il cui scopo è quello di migliorare le condizioni di vita dei bambini e delle donne attraverso alcuni progetti mirati e diretti come la creazione di una cooperativa femminile che si occupa d’artigianato e la fornitura di un veicolo per l’emergenze sanitarie. Terminata la sosta presso Imouzzer il gruppo targato Nord Est 4×4 ha proseguito alla volta delle gole del Todra e quelle del Dades tentando di raggiungere alcuni dei villaggi montani collocati più in alto sulla catena dell’Atlante. Qui abbiamo operato anche le ultime consegne di questo lungo e avventuroso viaggio prima di dirigerci verso la costa e imbarcarci sulla nave che ci ha riportato in Europa. Provati dagli oltre 5.500 chilometro percorsi, ma nel contempo entusiasti di quanto fatto nella tarda nottata di fine settembre giungiamo a Trieste, dove tutto era partito quasi tre settimane prima…..

Per il Nord Est il viaggio in Marocco rappresenta la meta più lontana ed affascinante mai toccata dall’inizio dell’attività off road quattro anni or sono.